Dal punto di vista geologico, il solco principale della Valle d’Aosta rappresenta, nel suo sviluppo da NW a SE, uno spaccato naturale attraverso l’edificio strutturale della catena alpina di cui sono ampiamente esposti i principali elementi che ne costituiscono l’ossatura e cioè i resti, appilati uno sull’altro, dei due antichi margini continentali europeo e africano, con interposte le porzioni residue del fondo del braccio oceanico che li divideva. Il basamento dell’antico margine europeo emerge in corrispondenza dei massicci cristallini, rappresentati all’esterno dal Monte Bianco, in posizione mediana e interna dalla fascia Gran San Bernardo-Ruitor, dal Monte Rosa e dal Gran Paradiso. I resti dell’antico braccio oceanico Piemontese, cioè l’odierna Zona Piemontese dei Calcescisti con Pietre Verdi, affiorano nel tratto mediano della Valle, accavallati sul margine interno dei massicci cristallini e a loro volta ricoperti nel tratto basso della Valle dalle unità che costituiscono il Dominio Austro-alpino. La maggior parte delle rocce appartenenti a tali falde geologiche risultano trasformate dal metamorfismo !processo di mutazione delle rocce dovuto a pressione e temperature elevate). Per tale caratteristica litologica, gli studi sull’approvvigionamento della materia prima da parte dei gruppi umani indicano come in Valle d’Aosta non sia possibile reperire la selce, mentre il cristallo di rocca (quarzo ialino), presente per esempio nelle morene glaciali del massiccio del Monte Bianco, risulta il materiale piu utilizzato dall’uomo preistorico per la fabbricazione di armi e strumenti.
Lo studio dei depositi di origine glaciale dimostra che in Valle d’Aosta non si sono conservati depositi morenici anteriori all’ultima glaciazione (sino a qualche anno fa definita Wfirm). Si ritiene, dunque, che il modellamento dell’asse vallivo sia dovuto unicamente all’ultima importante pulsazione, risalente a 23 000 anni fa circa e al successivo ritiro dei ghiacci, avvenuto nel Tardiglaciale
(19-12 000 anni fa circa). In merito, la ricostruzione dell’evoluzione del ghiacciaio Balteo wfirmiano riferisce una natura di tipo polisintetica, rappresentata da tre lingue principali provenienti rispettivamente dalle Alpi Graie, dalla Valdigne e dalle Alpi Pennine, che si univano all’altezza di Aosta, dando origine a una colata unica spessa 1000 m circa. In seguito al ritiro del ghiacciaio Balteo, alle alluvioni fluvio-glaciali e ai depositi lacustri riguardanti il fondovalle, si aggiungevano, incastrandosi lateralmente, materiali assai più grossolani provenienti dalle alte vallate tributarie, dalle frane di collasso postglaciale, nonché da detriti di falda in genere. Traeva cosi origine per gradi la vasta piana nella quale la Dora dilagava, continuando a depositare materiale sabbiosoghiaioso sino a epoche recenti.
Luca Raiteri
Bernardo, la Valpelline (in cui confluisce il vallone di Ollomont}, la piccola valle di SaintBarthélemy, la Valtournenche, la val d:4yas e la val le di Gressoney. l’.altitudine media risulta di ben 2100 m, quota che supera quella di ogni altra regione italiana, cosl come il limite degli insediamenti umani permanenti, che qui raggiunge il suo massimo.
Due tipi climatici
In Valle d:4osta, malgrado la limitata estensione, è possibile distinguere due differenti tipi climatici. La maggior parte del territorio presenta il caratteristico clima alpino, con inverni freddi, estati fresche e ventilate, neve abbondante d’inverno (ma in diminuzione, cosa che ha reso necessario l’innevamento artificiale di molte piste da sci). La conca di Aosta, e in genere tutta la valle centrale a est del capoluogo, protetta da tutti i lati da alte montagne, ha invece un clima continentale, con estati calde e afose e scarsissime precipitazioni, anche sotto i 500 mm, ai livelli cioè delle zone più aride della Sicilia e della Puglia: per fortuna, l’acqua sempre abbondante dei torrenti, derivata da secoli con un ingegnoso sistema di canali di irrigazione (chiamati nel patois locale (( rus» ), supplisce alla carenza di piogge.
Dal punto di vista geologico, i I solco principale della Valle d:4osta, lungo circa 100 km nel suo sviluppo da NW a SE, rappresenta un emblematico spaccato naturale attraverso le diverse componenti strutturali della catena alpina: sono infatti presenti i principali elementi che ne costituiscono l’ossatura, ossia i resti dei due antichi margini continentali
europeo e africano, con porzioni residuali del fondale oceanico che li divideva. Oltre 250 milioni di anni fa, infatti, queste alte vette dormivano ancora in remote profondità oceaniche di cui possiamo, però, ritrovare il ricordo: le candide e umide sabbie di antiche lagune ora formano le Cime Bianche, accanto e sotto alle piste di sci di Cervinia. E quando le Alpi iniziarono a muoversi e innalzarsi, chissà quali creature si muovevano intorno a quell’alta isola appuntita oggi chiamata Cervino, ma che per i Valdostani è e resterà sempre la «Gran Becca».
l’attuale profilo geo-morfologico deriva, dunque, dall’ampio sollevamento tettonico di rocce cristalline che, nell’era terziaria (da 65 a 1,8 milioni di anni fa), ha dato origine alle Alpi, e dal conseguente accumulo dei depositi e delle coltri magmatiche nella depressione valliva centrale {vedi anche il box alle pp. 14-15). Soprattutto su quest’ultima agirono, successivamente, le glaciazioni quaternarie (da 1,8 milioni di anni fa fino ai giorni nostri), che, spingendo tali masse fino nell’aperta pianura canavesana, la modellò come un ampio corridoio di lieve pendenza che si interna nella massa montuosa. Nei punti di confluenza delle valli laterali si sono cosi originati dislivelli
considerevoli, sicché esse risultano tutte «pensili» e tali da costituire veri e propri terrazzi alpini di alta quota, circondati da innumerevoli vette e creste dentate. Questo modellamento naturale, caratterizzato da forti contrasti, consente di suddividere la regione in due ambiti geografici distinti che, nella cultura locale, vengono significativamente definiti sotto i nomi di Plaine e Montagne.
Dal punto di vista geologico, il solco principale della Valle d’Aosta rappresenta, nel suo sviluppo da NW a SE, uno spaccato naturale attraverso l’edificio strutturale della catena alpina di cui sono ampiamente esposti i principali elementi che ne costituiscono l’ossatura e cioè i resti, appilati uno sull’altro, dei due antichi margini continentali europeo e africano, con interposte le porzioni residue del fondo del braccio oceanico che li divideva. Il basamento dell’antico margine europeo emerge in corrispondenza dei massicci cristallini, rappresentati all’esterno dal Monte Bianco, in posizione mediana e interna dalla fascia Gran San Bernardo-Ruitor, dal Monte Rosa e dal Gran Paradiso. I resti dell’antico braccio oceanico Piemontese, cioè l’odierna Zona Piemontese dei Calcescisti con Pietre Verdi, affiorano nel tratto mediano della Valle, accavallati sul margine interno dei massicci cristallini e a loro volta ricoperti nel tratto basso della Valle dalle unità che costituiscono il Dominio Austro-alpino. La maggior parte delle rocce appartenenti a tali falde geologiche risultano trasformate dal metamorfismo !processo di mutazione delle rocce dovuto a pressione e temperature elevate). Per tale caratteristica litologica, gli studi sull’approvvigionamento della materia prima da parte dei gruppi umani indicano come in Valle d’Aosta non sia possibile reperire la selce, mentre il cristallo di rocca (quarzo ialino), presente per esempio nelle morene glaciali del massiccio del Monte Bianco, risulta il materiale piu utilizzato dall’uomo preistorico per la fabbricazione di armi e strumenti.
Lo studio dei depositi di origine glaciale dimostra che in Valle d’Aosta non si sono conservati depositi morenici anteriori all’ultima glaciazione (sino a qualche anno fa definita Wfirm). Si ritiene, dunque, che il modellamento dell’asse vallivo sia dovuto unicamente all’ultima importante pulsazione, risalente a 23 000 anni fa circa e al successivo ritiro dei ghiacci, avvenuto nel Tardiglaciale
(19-12 000 anni fa circa). In merito, la ricostruzione dell’evoluzione del ghiacciaio Balteo wfirmiano riferisce una natura di tipo polisintetica, rappresentata da tre lingue principali provenienti rispettivamente dalle Alpi Graie, dalla Valdigne e dalle Alpi Pennine, che si univano all’altezza di Aosta, dando origine a una colata unica spessa 1000 m circa. In seguito al ritiro del ghiacciaio Balteo, alle alluvioni fluvio-glaciali e ai depositi lacustri riguardanti il fondovalle, si aggiungevano, incastrandosi lateralmente, materiali assai più grossolani provenienti dalle alte vallate tributarie, dalle frane di collasso postglaciale, nonché da detriti di falda in genere. Traeva cosi origine per gradi la vasta piana nella quale la Dora dilagava, continuando a depositare materiale sabbiosoghiaioso sino a epoche recenti.
Luca Raiteri
Bernardo, la Valpelline (in cui confluisce il vallone di Ollomont}, la piccola valle di SaintBarthélemy, la Valtournenche, la val d:4yas e la val le di Gressoney. l’.altitudine media risulta di ben 2100 m, quota che supera quella di ogni altra regione italiana, cosl come il limite degli insediamenti umani permanenti, che qui raggiunge il suo massimo.
Due tipi climatici
In Valle d:4osta, malgrado la limitata estensione, è possibile distinguere due differenti tipi climatici. La maggior parte del territorio presenta il caratteristico clima alpino, con inverni freddi, estati fresche e ventilate, neve abbondante d’inverno (ma in diminuzione, cosa che ha reso necessario l’innevamento artificiale di molte piste da sci). La conca di Aosta, e in genere tutta la valle centrale a est del capoluogo, protetta da tutti i lati da alte montagne, ha invece un clima continentale, con estati calde e afose e scarsissime precipitazioni, anche sotto i 500 mm, ai livelli cioè delle zone più aride della Sicilia e della Puglia: per fortuna, l’acqua sempre abbondante dei torrenti, derivata da secoli con un ingegnoso sistema di canali di irrigazione (chiamati nel patois locale (( rus» ), supplisce alla carenza di piogge.
Dal punto di vista geologico, i I solco principale della Valle d:4osta, lungo circa 100 km nel suo sviluppo da NW a SE, rappresenta un emblematico spaccato naturale attraverso le diverse componenti strutturali della catena alpina: sono infatti presenti i principali elementi che ne costituiscono l’ossatura, ossia i resti dei due antichi margini continentali
europeo e africano, con porzioni residuali del fondale oceanico che li divideva. Oltre 250 milioni di anni fa, infatti, queste alte vette dormivano ancora in remote profondità oceaniche di cui possiamo, però, ritrovare il ricordo: le candide e umide sabbie di antiche lagune ora formano le Cime Bianche, accanto e sotto alle piste di sci di Cervinia. E quando le Alpi iniziarono a muoversi e innalzarsi, chissà quali creature si muovevano intorno a quell’alta isola appuntita oggi chiamata Cervino, ma che per i Valdostani è e resterà sempre la «Gran Becca».
l’attuale profilo geo-morfologico deriva, dunque, dall’ampio sollevamento tettonico di rocce cristalline che, nell’era terziaria (da 65 a 1,8 milioni di anni fa), ha dato origine alle Alpi, e dal conseguente accumulo dei depositi e delle coltri magmatiche nella depressione valliva centrale {vedi anche il box alle pp. 14-15). Soprattutto su quest’ultima agirono, successivamente, le glaciazioni quaternarie (da 1,8 milioni di anni fa fino ai giorni nostri), che, spingendo tali masse fino nell’aperta pianura canavesana, la modellò come un ampio corridoio di lieve pendenza che si interna nella massa montuosa. Nei punti di confluenza delle valli laterali si sono cosi originati dislivelli
considerevoli, sicché esse risultano tutte «pensili» e tali da costituire veri e propri terrazzi alpini di alta quota, circondati da innumerevoli vette e creste dentate. Questo modellamento naturale, caratterizzato da forti contrasti, consente di suddividere la regione in due ambiti geografici distinti che, nella cultura locale, vengono significativamente definiti sotto i nomi di Plaine e Montagne.
In Valle d'Aosta la tutela del patrimonio culturale è esercitata dalla SOPRINTENDENZA PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI dell'Assessorato Beni culturali, Turismo, Sport e Commercio